Adamo De Tremblay

Adamo De Tremblay Ci piace vivere vite che non avremo mai, raccontarci nelle parole, confessare quello che abbiamo dentro, mettere in fila la nostra esistenza come fosse fatta di noccioline. Il nostro cuore è stretto in catene mentre cerchiamo sollievo nel vino. Giochiamo a fare quello che non sappiamo, circondandoci di cose belle. Siamo umani, dopotutto, e ogni attimo trascorso è parte di noi.

"Dear Chuck, As a writer, I find it frustrating that you can only find 1984 and Animal Farm by George Orwell in most libraries. Rarely do you find novels Down and Out in Paris and London or his essays. I say that because, as I'm striving to get my own work done--aware that it may end up at someone's yard sale--there's always that unnecessary fear that I may not be remembered or limited to one book in the culture's memory. May I hear your thoughts on this?"

Asked by anthonydailey13

chuckpalahniuk:

Damn, once you’re dead you’re going to be a very pissed-off ghost.  I’d like to think Orwell is beyond ego-attachment to his backlist.  Me, personally, I’d rather be remembered for the moments of happiness I helped occur in the world.  Writing should be more like ‘play’ so please don’t weigh it down with lofty expectations about immortality.  Sorry to ramble, you asked. 

Nel mio palazzo non c’è quasi più nessuno. A malapena ci sono ancora io, perché non sono tanto sicuro di esserci

"A poco a poco si rende conto che è stato un sogno, soltanto un sogno, quindi nulla. Ciò non gli dà requie. «Quando sono sogni?» si chiede ad alta voce. E racconta al signor von Kranz, che lo visita verso sera: «La vita è così grande e dentro ci sono così poche cose, sempre le stesse, una ogni eternità. Questi trapassi impauriscono e stancano. Una volta, da bambino, andai in Italia. Non ne so molto. Ma laggiù, quando in campagna si chiede a un contadino: “Quant’è lontano il paese?”. “Una mezz’ora” dice quello. Il successivo dice lo stesso e lo stesso il terzo, come se si fossero messi d’accordo. Si cammina tutto il giorno, senza essere arrivati al paese. Lo stesso è nella vita. Ma in sogno tutto è vicinissimo. Non abbiamo nessuna paura. Noi siamo fatti per il sogno, non abbiamo gli organi per la vita, ma siamo pesci che vogliono volare. Che fare?»."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

Ho bisogno di vivere, ma ho dimenticato come si fa.

"«Lasci andare. Lei deve andare a casa, io debbo scrivere; è mezzanotte. Mi chiede chi sono: sono un operaio, vede, uno con le mani rovinate, un intruso, uno che ama la bellezza ed è troppo povero per essa. Uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commiserato… Ma sono sciocchezze»."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

"Rimangono a lungo silenziosi, finché Ewald comincia: «Lei scrive, vero?».
«Sì, all’occasione faccio anche questo».
«Anche questo? Perché, non è la sua professione principale?».
«No…».
Pausa.
«Cosa fa, allora?».
«Guardo».
«Come?».
«Guardo e faccio il resto, mangio, bevo, dormo, di tanto in tanto, niente di straordinario»."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

"Il rapporto che si stabilisce è molto tenue, ma basta per appagare Tragy, diventa un pensiero costante tra i tanti che fluiscono nel suo animo, ed egli vi si riposa volentieri. Prestare libri di quel genere, dopo tutto, è come regalare una cartella di lotteria. Ma questa volta Tragy riceve in cambio un simpatico ‘grazie’. E ne è felice."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

"Quello che desiderava appena il giorno prima, diventa un pericolo ora che può avverarsi: gli sembra enorme che qualcuno sia lì, a un tratto, per così dire, con le scarpe sporche, che voglia penetrare nella sua solitudine, dove egli stesso osa appena spingersi in punta di piedi."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

"Sono piccoli fatti, che toccano il giovane più di quanto non creda. Gli dànno la sensazione di essere escluso, di adattarsi ai costumi di un paese straniero, tra tutti quegli uomini che s’intendono di passata, con un sorriso. Vorrebbe essere uno di loro, uno nella corrente, e a volte quasi lo crede. Finché non succede un fatto da nulla, a provare che il rapporto è rimasto immutato: lui è da una parte e il mondo dall’altra. Provatevi dunque a vivere."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke

"E la mattina è convinto che non può pensare a dare disdetta, perché non sa come fare a dirlo. Dunque rimane. Bisogna adattarsi. È così, con quel genere di stanze: chi vi ha abitato prima, non è ancora del tutto fuori, e quelli che verranno dopo Ewald Tragy, già aspettano. Che altro resta, se non sopportare. E quella domenica Ewald decide di farsi più piccolo che può, per non disturbare nessuno dei suoi sconosciuti compagni di camera, di vivere come l’ultimo di essi, nel quartiere popolare della Finkenstrasse."

Ewald Tragy - Rainer Maria Rilke