Dolcezza sprecata
Io te le ho dette delle parole dolci, eh?!
Però poi tu non le hai messe in frigo e son scadute!
«L’inferno è svegliarsi ogni dannata mattina e non sapere perché esisti!»
Io te le ho dette delle parole dolci, eh?!
Però poi tu non le hai messe in frigo e son scadute!
Sederò sul mio trono di sangue per l’ultima volta,
con i polsi e i femori incisi.
Finché dalle vene non uscirà nient’altro che sabbia.
Con l’acqua calda che mi scorre sulla nuca.
Vita e morte abbracciate prima di cadere nell’abisso.
Finché la nebbia non sarà soffiata via dalle narici,
pulendo gli occhi che si chiuderanno limpidi.
Per una bocca e un petto ormai sazi.
Prima ancora che i corvi vengano a beccare nelle orbite,
io sarò già dannato. Mutato in arbusto, urlerò
mentre le arpie spezzeranno i rami.
Perché la luce è stata aspirata dal midollo;
e i succiacapre intonano lamenti funebri nelle tempie.
Vorrei farti scomparire dai miei pensieri come t’ho fatta scomparire dalla lista Chat di Facebook…


Che io vorrei fare con te come si fa in cucina con il Bimby. Prendere il mio amore e le mie notti insonni. Due ali di una farfalla nello stomaco. Le mie lacrime e due cucchiai di zucchero. Mettere tutto nel marchingegno e pigiare un bottone. Attendere 35 minuti e avere un cuore da donarti.

«E tu cosa guardi in una ragazza?». La domanda idiota posta nei momenti più disparati. Dall’amico che, con tono goliardico, si aspetta un’esclamazione da osteria tipo «Il culo.» o «Le tette.». Stronzate che contribuiscono a solidificare e rendere credibile lo stereotipo che ci trasciniamo appeso al collo; risultato di un’ironia da caserma a cui bisognerà mettere dei freni una buona volta. Non da meno sono le signorine che ti guardano con occhi stretti e sottili labbra taglienti chiedendotelo con tono malizioso, pronte a criticare qualsiasi risposta quasi fossero uno spietato plotone d’esecuzione. Mirate puntate fuoco!
Cosa dovrei guardare in una ragazza?! Vi piacerebbe che rispondessi riciclando i vostri pensieri usati anziché i miei biologici a Km 0. In una ragazza io guardo gli occhi. Calma. Non è la solita roba “dello specchio dell’anima”: non riflettono un bel niente. Fragili e luminosi come cristallo. Più che specchi sono finestre affacciate nel giardino dell’Essere. Con la curiosità di un bambino che spia in una stanza segreta, cerco di spiare nei loro occhi quasi fossero il buco della serratura del loro cuore. Se le apparenze non ci condizionassero, questa sarebbe una buona tecnica per guardare dentro le persone. Oh se solo imparassimo a guardarci tutti negli occhi invece di camminare per strada fissando asfalto scassato e marciapiedi cagati dai cani.
«Non dire cazzate!». E va bene… Non credeteci! Dovrei guardare solo balconcini fioriti e gonne giro-nondiciamocosa? Prendiamo una ragazza. Bella. Bellissima. Da togliere il fiato. La prendiamo e bhé? Se dentro è vuota cosa ce ne facciamo? La appendiamo al muro?! Non è mica un cazzo di quadro! Volete un quadro? Comprate una riproduzione di un Picasso o di un Van Gogh. I soprammobili non mi interessano. Tra la folla preferisco guardare gli occhi della ragazza che passa inosservata con la sua espressione malinconica. La ragazza che ha quasi paura di farsi notare, che nasconde la serratura del suo cuore. Timida e silenziosa cammina solitaria anche se in compagnia. La ragazza che nasconde le iridi dietro folti riccioli neri e occhiali da vista; quella che nel bus della sera poggia la fronte sul gelido vetro e osserva il traffico sotto la pioggia. Scruto gli occhi per conoscerne mille. Scruto per riconoscerne una tra mille.

Non voglio avere figli! Non voglio confinare un’altra anima in un involucro di carne e sangue. Non voglio condannarla al dolore e alla sofferenza per regalarle, infine, la morte. La vita altro non è che solo l’illusione del dono: una misera carta da regalo.

Ci sono abitudini che sono andate perdendosi, col trascorrere del tempo, nell’immenso mare dell’ignoranza e dell’inconsistenza di alcuni. Le poesie e i pensieri scritti con sentimento per una persona speciale, ad esempio.
Siamo troppo presi nel condividere citazioni, canzoni e scene di film, piuttosto che sudare scrivendo qualcosa di nostro pugno, sforzandoci e soffrendo. Non siamo più in grado di esprimerci con locuzioni che non siano banali, scontate e già sentite. Sembriamo tanti padron ‘Ntoni, quello de “I Malavoglia” per chi non lo sapesse: parliamo per proverbi; incapaci, come lui, di progredire. È facile avere la pappa pronta e “taggare” nel mondo del web 2.0. Ciò non fa di noi letterati, intellettuali o poeti: abbiamo solo una connessione ad Internet!
Non so se sia più avvilente questo genere di persona o coloro i quali dicono di ricercare “altro”, mentendo a tutti e accontentandosi del nulla.
Non è certo mia intenzione generalizzare o ritenermi superiore, per carità. A volte però accadono eventi e nascono situazioni talmente illogiche da non riuscire a comprendere. Il risultato è che rimani lì, come inebetito, maledicendo l’assenza di una qualsiasi Giustizia Divina.
E questo genera disagio.
E io tra di voi - Charles Aznavour